Esplora il sito
Home
Links
La nostra struttura
I nostri servizi
Le sedi provinciali
Le Unioni CNA
Riservato utenti registrati
Riservato agli operatori CNA
 

 

SERVE PIÙ CORAGGIO PER LO SVILUPPO.
La manovra deve puntare di più sulla rete delle pmi e sul Sud. Il presidente della CNA, Ivan Malavasi, propone una serie di correzioni alla legge Finanziaria 2006.A


Una Finanziaria d'azione al posto di una manovra opaca e poco incisiva. Che riesca a incidere davvero sulla domanda interna, restituisca smalto e competitività alle imprese e non mortifichi il Mezzogiorno.
È questa la Finanziaria 2006 che vorrebbe il mondo dell'artigianato e della piccola impresa.
Che dà un giudizio non soddisfacente sull'attuale testo della Finanziaria 2006, considerata poco efficace, pur nonostante alcuni sprazzi apprezzabili e volenterosi sui temi del riequilibrio dei conti e della lotta all'evasione.
«Ciò che serve alle imprese e all'economia italiana sono interventi immediati, forti e coraggiosi», spiega a ItaliaOggi Ivan Malavasi, presidente nazionale della CNA: «La piccola impresa, soprattutto il manifatturiero, continua infatti a sprofondare nelle paludi della stagnazione e nonostante una lieve ripresa dell'export, il livello di fatturati e ordinativi continua a essere deprimente».


Domanda. Quali sono i punti deboli della Finanziaria 2006?
Risposta. La nostra è una sensazione complessiva. Ci aspettavamo un impatto forte della manovra in termini di reale competitività e di sviluppo del sistema produttivo, in particolar modo sulle pmi.
E invece non ci sono provvedimenti davvero in grado di dar vita a quel circolo virtuoso che riporta in alto i numeri del made in Italy: parliamo di rilancio delle reti di imprese, di sburocratizzazione, liberalizzazione vera dei mercati con l'eliminazione dei monopoli.
O della rimozione degli ostacoli frapposti tra le logiche degli ordini e i meccanismi veramente concorrenziali.
Oppure, per fare un esempio, un intervento sui costi dell'energia, tema caldissimo per le imprese.


D. Che tipo di intervento?
R. Una rimodulazione, per esempio, in senso perequativo dell'addizionale enti locali sui consumi di elettricità gravante in gran parte sui consumatori non domestici e in misura minima sui grandi consumatori industriali energivori.
Un'operazione, questa, sostanzialmente neutra per l'erario a livello di gettito tributario complessivo, ma che consentirebbe alle pmi e alle imprese artigiane un risparmio di circa 500 milioni di euro l'anno, risorse liberate per effettuare investimenti in sviluppo e consolidamento della propria attività.

D. Con la Finanziaria, però, il governo ha teso la mano alle imprese con la riduzione del cuneo contributivo fino all'1%. Non è apprezzabile?
R. Certo, su questo il nostro giudizio è positivo. Ma ci vorrebbe anche altro. Sarebbe necessaria per esempio la decontribuzione delle erogazioni previste dai contratti di secondo livello o, se si volesse rendere più pesante la busta paga e quindi aiutare la ripresa, la decontribuzione delle prestazioni di lavoro straordinario.
E ancora: visti i notevoli avanzi di esercizio registrati negli ultimi anni dalla gestione Inail, si potrebbe pensare alla rideterminazione dei premi perle imprese artigiane.

D. Oltre .alle mancanze che cosa c'è da eliminare nella manovra?
R. La Finanziaria mette a repentaglio tutti gli interventi Cofinanziati dalla Ue per il Sud e le aree svantaggiate del Centronord spostando al 2009 i 15 miliardi che, invece, serviranno già a fine 2006.
Sono soldi necessari a coprire il cofinanziamento dei Fondi strutturali. Si tratterebbe, se non si modifica la norma, di un danno gravissimo.
Anche la copertura per il Piano italiano per la crescita e l’occupazione (Pico) rischia di non trovare fondi adeguati lasciando al palo l’Italia nella rincorsa al raggiungimento, degli obiettivi rii Lisbona sui quali, anche se in compagnia di altri, il nostro paese si trova già in affannoso ritardo.
In ogni caso il tema del Meridione è un punto molto debole dell’articolato.

D. Ma per il Sud il governo ha pensato a una nuova Banca...
R. La cosiddetta Banca del Sud costituita in forma di spa per sostenere sulla carta lo sviluppo del Mezzogiorno è al momento una ipotesi ancora poco chiara. È priva di un solido fondamento e ha una dotazione finanziaria del tutto esigua.
Abbiamo detto al governo che sarebbe utile, invece, un rafforzamento e un sostegno delle strutture di garanzia già esistenti; Consorzi fidi e Cooperative di garanzia in grado di affiancare le imprese, e non di una Banca progettata sulla carta priva di reti fiduciarie territoriali.

D. Cos'altro serve al Sud?
R. Lo sviluppo dell'economia del Mezzogiorno, dove il credito e i capitali esistono in quantità adeguata, ha bisogno di politiche di innovazione, di internazionalizzazione e di irrobustimento della cultura della legalità.
Negli ultimi anni le risorse comunitarie hanno rappresentato una fonte considerevole, se non l’unica, di approvvigionamento che sta purtroppo producendo scarsi risultati sul piano dello sviluppo. La necessità di spendere prevale sul dovere di spendere bene. E invece la qualità della spesa, soprattutto in una prospettiva di risorse scarse, diventa l’unica strada percorribile se si vuole realmente sostenere l’economia meridionale. In ogni caso il Sud riprende quota e diventa una grande opportunità se riparte l'intero sistema paese.

D. Per questo, forse, l’esecutivo ha pensato al sostegno dei distretti e alle aggregazioni di imprese. Potrebbe funzionare?
R. È un'idea che va in una direzione buona. Noi pensiamo sia giusto incentivare la costruzione delle reti di imprese e non operare attraverso una repressione del cosiddetto nanismo imprenditoriale.
L'individuazione di un modello di rapporto privilegiato tra la pubblica amministrazione e il distretto produttivo è dunque interessante per consentire la massima semplificazione per le imprese che lo costituiscono.
Ma anche qui, non basta. Tra l'altro è necessario dare concretezza a questa norma che appare, nella formulazione attuale, ancora troppo ermetica. Insomma serve più chiarezza.

D. Chiarissima invece, è la sforbiciata ai fondi per gli enti locali. Che cosa dicono le piccole imprese?
R. Sono preoccupate. Certo, per riequilibrare un deficit pubblico così pensante è necessario un sacrificio e uno sforzo di contenimento e razionalizzazione della spesa da parte di tutti i livelli istituzionali.
Però resta molto forte il timore che a livello regionale il taglio possa tradursi in effetti indiretti di penalizzazione degli interventi per le politiche di sviluppo delle pmi e dell'artigianato. Riflessione, questa, che va fatta anche per l'ulteriore taglio ai trasferimenti per spesa corrente a province e comuni. Un fatto che potrebbe portare a un aggravio indiretto dei costi per tutto il mondo della microimpresa e dell'artigianato. Se succedesse gli sforzi presenti nella manovra per aiutare le piccole imprese sarebbero largamente vanificati.

Torna alle ultime news