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CNA: E' allarme fisco
Gli studi di settore tornano nell’occhio del ciclone. La gestione del contraddittorio tra artigiani e Agenzia delle entrate sta creando difficoltà ed è in calo anche la fiducia delle pmi nei confronti di questo strumento, dopo i continui condoni e i tentativi di manutenzione.
A denunciarlo sono le piccole imprese che a Siena hanno lanciato l'allarme nel corso di un convegno organizzato dalla CNA. «L'Agenzia delle entrate», spiega Flavio Favilli, responsabile fiscale della CNA, «ha difficoltà a cogliere le ragioni dei contribuenti convocati in caso di incongruità che si presentano a spiegare le loro ragioni. Ragioni comprensibili, tra l'altro, con elementi propri degli studi stessi». In sostanza, quando un'impresa non rientra nei parametri degli studi di settore, ovvero non è congrua, ha la possibilità di esporne i motivi all'Agenzia stessa. Una procedura, questa, che si consuma nel contraddittorio. Se l'impresa riesce a spiegare le ragioni della mancata congruità l'accertamento non scatta. «Gli studi di settore», spiega Massimo Guasconi, presidente della CNA di Siena, «sono uno strumento fondamentale per le imprese, ma è necessario che ne venga fatto un buon uso, una corretta manutenzione, con la collaborazione di tutte le componenti».
E invece, a sentire le imprese, il fisco fa spesso orecchie da mercante e non si cala nei panni dell'impresa in difficoltà per la stagnazione economica in corso. «Purtroppo le azioni del governo, i condoni, i tentativi di una manutenzione non congrua», spiega Favilli, «hanno minato alla base la fiducia degli artigiani. È necessario comunque lavorare tutti insieme affinché si superino i problemi. Gli artigiani faranno la loro parte, la CNA pure Sono dieci anni che la Confederazione nazionale dell'artigianato e delle piccole e medie imprese sta lavorando con gli studi di settore. Il fine è quello di renderli consoni alle attività delle imprese artigiane. Siamo passati anche attraverso un protocollo d'intesa con le varie amministrazioni ed enti, teso a eliminare problemi alle aziende e a combattere il lavoro nero. In particolare il protocollo del 1996 con il ministero delle finanze, che aveva previsto anche la diminuzione del numero delle imposte».
Gli studi di settore, però, attualmente sono in crisi. «Le cause di questa crisi sono diverse», incalza Favilli, «prima i condoni del 2002 e del 2003 che hanno portato a una perdita di fiducia verso i virtuosi; poi il conflitto creato dal governo coni tentativi di modifica delle regole, dimenticando che gli studi di settore sono uno strumento di garanzia, non un meccanismo per drenare risorse agli imprenditori».
Gli artigiani, in ogni caso, tendono la mano al governo. «Siamo disponibili a fare la nostra parte», conclude Favilli, «per affrontare il contraddittorio che porti al miglioramento dello stato attuale».
Dal canto suo il fisco frena e risponde alle lamentele dei piccoli imprenditori. «Gli studi di settore sono uno strumento fondamentale per le aziende e per l’agenzia delle entrate», ribatte Rossella Orlandi, dirigente dell'ufficio controlli fiscali della direzione regionale della Toscana. «Se tutti capissero l’importanza e il valore che hanno, forse la situazione sarebbe migliore per tutti. È necessaria, per questo, una collaborazione. Per quanto riguarda i problemi con chi non è congruo, segnaliamo che l’analisi dei dati in nostro possesso dimostra in modo incontrovertibile come le aziende che lavorano onestamente e collaborano in pieno agli studi di settore, nulla hanno da temere, anzi, all'opposto, traggono dei benefici. Il contenzioso, a quanto ci risulta, è assolutamente limitato».
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