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ZONA FRANCA URBANA, LA CNA: SI RISCHIA IL FLOP

Sotto accusa il decreto anti-crisi che cambia in corsa il regime di aiuti:
troppa discrezionalità del sindaco

L’articolo 43 della manovra finanziaria anti-crisi del governo stravolge completamente la zona franca urbana pescarese, trasformando in meccanismi discrezionali quei vantaggi che per le imprese prima erano certi. E l’impatto occupazionale che era stato previsto, difficilmente potrà essere garantito. Lo afferma la Cna pescarese, che lancia l’allarme su quello che il direttore provinciale, Carmine Salce, definisce come un vero e proprio stravolgimento del provvedimento, che a Pescara interessa ben 134 strade comprese all’interno degli ex quartieri “1” e “3” della città, nella periferia sud-ovest.

«Il sistema di aiuto alle nuove imprese o a quelle che delocalizzano nelle zone franche viene del tutto snaturato» attacca Salce, che aggiunge: «La nuova impostazione sancisce l’introduzione del nuovo concetto di “zone a burocrazia zero” e, per le sole zone del sud Italia, la loro coincidenza con le zone franche urbane. Ciò riporta le imprese verso un modello superato di aiuto e sovvenzione, ma soprattutto fa venir meno i criteri automatici, sostituendoli con quelli di una non meglio identificata “discrezionalità” del sindaco, investito di una responsabilità enorme e difficilmente gestibile, anche laddove fossero preventivamente identificati i criteri con i quali distribuire gli aiuti in conto capitale».

Oltretutto, insiste il direttore della Cna «il nuovo sistema impegnerebbe le nuove imprese a vedersi riconosciute le sovvenzioni in conto capitale, solo dopo rendicontazione di un investimento sostenuto, di natura strumentale: ciò contraddice appieno la genesi e la filosofia delle zone franche urbane ideate proprio per chi, volendo avviare una nuova attività, vuole conseguire vantaggi esclusivamente di natura fiscale al di là degli investimenti di natura strumentale da sostenere. Inoltre, nel campo degli aiuti alle imprese in “conto capitale” sono già operativi, con ottimi risultati, altri strumenti utili ed efficaci, come quelli gestiti da Invitalia».

Preoccupante, a detta della Cna pescarese, anche il riflesso sul capitolo-occupazione: «Evitare, seppure a tempo ed entro i limiti della dotazione finanziaria della Zona franca urbana, il pagamento degli oneri previdenziali, permetteva alle imprese di respirare, e rappresentava anche uno strumento formidabile d’incentivazione alle nuove assunzioni. I contributi a fondo perduto non hanno la stessa appetibilità e il loro impatto sull’occupazione non è né immediato né scontato».

Ultimo aspetto critico, nell’impietosa analisi di Salce, la contraddittorietà della nuova disposizione, che non consentirà di tener conto di quanti hanno avviato la nuova impresa nelle “Zfu” pescarese dal 1° gennaio 2008, mentre invece con il vecchio provvedimento sulle zone franche erano ricomprese. Con il nuovo sistema discrezionale, nelle mani del sindaco, non sarebbero più inquadrabili nella categoria delle nuove imprese. Chi ha avviato la nuova attività, nella prospettiva di poter sfruttare i benefici fiscali, subirà l’ulteriore beffa di non poter partecipare ai nuovi bandi, indetti discrezionalmente, in quanto non più nuove imprese. Senza contare, infine, che in quell’area della città si sono costruiti immobili “promettendo” agli acquirenti vantaggi che forse non arriveranno mai.

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